Circolo virtuoso Il nome della Rosa

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Venerdì 7 gennaio ORE 21,30

SAGGIO

“FLÂIANERIE”

Al cinema con Ennio Flaiano

Incontro con: Mirko MALATESTA 

 

«La raccolta delle opere di uno scrittore ha sempre funzione stimolante: diventa un medium, un veicolo per accedere al macrocosmo artistico. E per Flaiano il bisogno c’è», scriveva la Corti nel 1987 licenziando il primo volume delle Opere, dalle quali però erano escluse sia le recensioni cinematografiche (e teatrali) sia le sceneggiature, «per altro di per sé assai importanti e suggestive». Qualche numero per corroborarne l’importanza: circa trecento recensioni cinematografiche e una filmografia che elenca una settantina di titoli a cui vanno aggiunti i numerosi progetti non realizzati.

Al cinema, infatti, Flaiano dedicò la maggior parte del proprio tempo e del proprio lavoro diventando la sua principale attività professionale. Un’attività di cui, in questa sede, si intende approfondire quella che di sicuro è la parte in cui ancora oggi c’è molto da scoprire (ma forse sarebbe più giusto dire da riscoprire): le sue critiche cinematografiche. L’indagine sarà divisa in tre parti: nelle prime due si tenterà una sistemazione bibliografica e critica dei testi, mentre nella terza parte quest’ultimi verranno analizzati con l’intento di ricostruire il percorso di formazione della sua personale idea di cinema. Ma non solo di questa, perché durante la fase preparatoria di questo lavoro mi sono reso conto che, nell’opera di un autore come Flaiano, risulta quasi impossibile poter scegliere un argomento specifico senza poi ritrovarsi (come lui stesso è solito fare) a parlare d’altro. Dobbiamo sapere, infatti, che «per Flaiano non si può parlare di stanze separate; le sue occupazioni e le sue opere sono state comunicanti e si sono intrecciate lungo l’intera esistenza». Per questo motivo, partendo dalle recensioni cinematografiche, potremo facilmente ritrovarci a “passeggiare” in un altro luogo del suo paesaggio poetico, e per capire come ciò sia possibile, basta leggere questo suo pensiero sul cinema: «Due serate trascorse al cinema, un film di violenza e un altro di sensualità contemporanea. Nella noia, capisco di colpo la verità che è nell’aforisma di McLuhan, il medium è il messaggio. Cioè, è il Cinema che andiamo a vedere, non il Film: quella realtà generale, non la particolare».

 

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