Circolo virtuoso Il nome della Rosa

Giulianova Alta, Via Gramsci 46/a 

Info Line 338/9727534

 

Sabato 19 ottobre

ORE 20,00 – Incontro col regista

ORE 21,00 – Proiezione del film

CINEMA

“ORPHEI PASSIO”

Un film di: Paolo BOGGIO

 

Da sempre parlo la lingua eterna della Morte.

Da sempre parlo la lingua morta dell’Eterno. 

(da: “La Verità sul caso Colemar” di Paolo Boggio)

 

Libera rivisitazione della favola di Orfeo ed Euridice e, più in generale, dell’inerente mito orfico.

Orfeo, parodistica stilizzazione del moderno intellettuale, si accorge, dopo una notte trascorsa a battere a macchina il suo saggio sul Diabolus in Musica, che la moglie (Euridice) è scomparsa. Inizia per lui un travagliato viaggio iniziatico in cui – mosso dalla ferma volontà di strapparla ai “lacci della morte” – ripercorre, stravolgendole o reinterpretandole, le tappe salienti del mito d’origine.

Muovendo da un netto rifiuto della femminilità e animato dalla più drastica misoginia, Orfeo si spingerà a teorizzare un universo totalmente fondato sull’omosessualità (intesa in senso classico e rivisitando innanzitutto Ovidio, Metamorfosi, libro X) fino a farsi donchisciottesco paladino di una nicciana Inattualità vissuta all’insegna di una radicale “Rivolta contro il mondo moderno”.

Lungo il suo percorso, costellato peraltro da molte “deviazioni”, Orfeo eleverà un tempio all’Uomo tentando di fondare una “Società Iniziatica per soli Uomini” avente quale scopo supremo la “Creazione dell’Individuo Assoluto”. Screditerà poi le Baccanti, biasimando “i luoghi umidicci e malsani” in cui sono solite celebrare i loro riti.

Presto però rinnegherà alcune posizioni di partenza, consegnandosi quasi spontaneamente a esse, che, dopo averlo sottoposto a una morte iniziatica, lo “resusciteranno” e battezzeranno, reinvestendolo dei poteri da lui stesso dimenticati.

Grazie alle Baccanti, trasformate da Menadi in più compassionevoli Eumenidi, Orfeo saprà cogliere in quell’Euridice che “RINATA ALL’ADE SA”, “LA STRADA ALIENA” che poi sceglierà di seguire con perentoria determinazione.

Lungo il suo viaggio, esoterico per antonomasia, Orfeo attraverserà sconfinate solitudini e affronterà incontri e imprevisti ai quali reagirà con (mal)destrezza marionettistica benché ieratica, toccando registri oscillanti tra il pio e il patetico, l’eroico e il ridicolo.

A coordinare tutti i giochi sarà sempre la Morte (“Io sono la Via, la Verità e la Morte”), “Doppio” di Euridice, qui presentata come “Grande Tessitrice” che “REGNA E RAMMENDA”. Colei dunque che – facendo ritornare ogni cosa a se stessa (“ogni cosa prima o poi ritorna a me”), cioè alla sua più autentica essenza (leggi: il suo “non-essere”) – risolverà per Orfeo tutti gli enigmi.

La musica, per buona parte composta dal regista, ufficialmente e per il mondo un compositore, è la vera protagonista di questa Orphei Passio: l’autentica Proto Agonista, a contorno della quale sono state concepite tutte le altre  Dramatis Personae, i miti e le peripezie qui rappresentati.

Questo film vuole essere anche un’Ode Funebre rivolta a “Comparse e Scomparsi” che, in qualche modo, ne hanno determinato l’esistenza…

 

Paolo Boggio

Dopo gli studi di Composizione, si specializza presso l’Accademia “S. Cecilia” a Roma, sotto la guida di Azio Corghi, e presso il Royal College of Music di Londra. Affiancando all’attività di compositore l’insegnamento in Conservatorio, consegue poi un Ph.D. presso la Birmingham City University.

Tra il 1995 e il 1999 scrive La Passione di Orfeo, monumentale sceneggiatura di 150 pagine, dal cui distillato nascerà, qualche anno dopo, Orphei Passio.

Suoi lavori per orchestra e da camera hanno vinto concorsi nazionali e internazionali di composizione e sono stati eseguiti in festival in Italia e all’estero.

Nel 1998, su commissione della Cineteca Italiana, riscrive le musiche del film muto “Frate Sole” del 1918.

Nel 2000 è co-regista e co-sceneggiatore del corto Fidelio (per il quale concepisce anche le musiche) che ottiene la menzione speciale all'”Alternative Film Festival” di Pescara nello stesso anno.

La sua scrittura, eclettica e libera da condizionamenti di “regime”, coniuga gestualità deliberatamente “inattuali” a un gusto della parodia, riassorbendo entrambi in un costruttivismo drammatico all’insegna di un estetico ed etico “Richiamo all’ordine” (Jean Cocteau). L’opera “La Verità sul Caso Colemar”, incentrata sulla figura di Carmelo Bene – atto buffo per cui l’autore ha scritto anche il libretto, che ha vinto il Primo Premio al “2° Concorso di Composizione Parco Nazionale delle Cinque Terre” – ne è un esempio paradigmatico.